Tutti ci siamo imbattuti nell’arduo compito di dover arredare la cucina.
Piccola o grande che sia.
Diciamocela tutta, siamo Italiani e abbiamo un modo di vivere gli ambienti unico al mondo.
La casa è la casa e nel nostro immaginario la cucina è ancora quel caldo focolare attorno al quale si radunano le generazioni di un’intera famiglia nel fine settimana e non solo.
Per questo spesso mi chiedono come progettarla nel modo adeguato: chi mi chiede se partire dalle dimensioni delle pareti, chi dagli attacchi, dai colori, dal pavimento, chi dalla grandezza dei fuochi o del lavello.

La risposta è che è tutto vero, ma quello che realmente conta è la VISIONE D’INSIEME.
Mi spiego meglio.
La cucina non è solo la somma delle due pareti che formano la L, ma è soggiorno, è ingresso e spesso sono anche tavolo e sedie. Quando un cliente si siede alla mia scrivania e mi dice “ho due pareti di 345,2 x 263,3 cm da arredare“, cerco sempre di raccimolare qualche informazione in più.

 Purtroppo sono fatto così e credo fortemente nel concetto di “casa a tutto tondo”, quell’ambiente creato non solo dagli spazi, ma anche dalle emozioni e dalle esigenze di chi varcherá quella soglia tutti giorni.

E allora la prima domanda che pongo è: “Come mai proprio una cucina a L? Avete mai preso in considerazione altre soluzioni?”
Le risposte possono essere molteplici, ma è proprio in base a quello che restituisce il cliente con quelle parole che si capirà se quella composizione potrà davvero essere definitiva.

“Mi progetti la cucina?” “DIPENDE!”

A volte la risposta è stata che le pareti sono due perché il resto è aperto sul soggiorno, ma poi nel dettaglio è venuto fuori che una bella Isola non ci sarebbe stata per niente male. Altre volte in spazi ristretti si doveva a tutti i costi far entrare un tavolo, quando nelle immediate adiacenze ci sarebbe stato uno spazio dedicato al tavolo da soggiorno.

Mi sono anche trovato a rispondere alla domanda con un’altra domanda:
“Mi progetti la cucina?”

“Dipende! Dipende da come fai i tortellini!!”

Il significato di questa provocazione era semplicemente capire quanto quella persona usasse la cucina

e il modo in cui lo facesse,

per poter calibrare bene i piani di lavoro, gli elettrodomestici e il contenimento

(in realtà il fine unico era poi solo quello di portarmi a casa un paio di chili di tortellini fatti a mano).

Ebbene, nulla è da escludere a priori, l’importante è che sia una scelta condivisa con il cliente in base all’esigenza, senza mai farsi troppo suggestionare delle idee che ci vengono portate.
Per fare una cucina dobbiamo sempre essere in grado di guardare gli spazi con occhi diversi, critici, e pieni di curiosità, così potremo fare la differenza.

#AMISURADELLATUACASA #NONSOLOMOBILI